Mercoledì 28 gennaio trecento persone si sono riunite davanti all’ hotel Coronado per contrastare la conferenza tenuta dall’ ex-generale fascista Vannacci, organizzato dall’ UDC locale. Ancora una volta l’UDC dimostra la sua affilliazione sempre più manifesta a ideali fascisti. Smascherare queste convivenze e i discorsi che fomentano razzismo, omofobia, esclusione e prevaricazione, diventa, oggi più che mai, una necessità pratica quotidiana di cui ognunǝ di noi collettivamente e individualmente si può riappropriare. L’anima della sera era viva di striscioni, slogan, comunicati, strada occupata, qualche tentativo di forzare il cordone di polizia e tanta determinazione contro chi diffonde odio e razzismo.
Assemblea Antifascista
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Di seguito riportiamo due comunicati letti durante il presidio:
LA BANALITÀ DEL MALE ALLA DERIVA
L’invito a Roberto Vannacci da parte dell’UDC di Mendrisio non è una leggerezza e non è nemmeno solo una provocazione. È una scelta che rivela una direzione precisa. Dice che oggi si può ancora fingere neutralità mentre si offre spazio a un pensiero che ha già mostrato, nella storia e nel presente, le sue conseguenze materiali. Dice che si può chiamare “dibattito” ciò che in realtà è assuefazione all’odio.
Vannacci non porta idee nuove. Porta un linguaggio antico, logoro e pericolosamente familiare. Un linguaggio che divide, classifica, stabilisce chi è dentro e chi è fuori, chi è normale e chi deve giustificare la propria esistenza. Le sue dichiarazioni razziste, omofobe e sessiste non sono scivoloni individuali, ma l’espressione coerente di una visione del mondo fondata sulla supremazia, sull’ordine imposto, sulla paura come strumento politico.
Questo linguaggio non è estraneo alle nostre latitudini. In Svizzera, e in Ticino in particolare, è già parte del discorso politico istituzionale. Lo dimostra l’uso del termine “immigrazionismo”, più volte rilanciato da Lorenzo Quadri, esponente di primo piano della Lega. Non si tratta di una parola neutra, né di una semplice provocazione retorica: è una costruzione ideologica che serve a trasformare l’immigrazione in una cospirazione, a suggerire l’esistenza di un progetto deliberato contro la popolazione, a produrre un nemico interno.
Parlare di “immigrazionismo” significa negare le cause reali delle migrazioni, guerre, sfruttamento, disuguaglianze globali, e cancellare le responsabilità politiche ed economiche locali. Significa spostare il conflitto sociale verso il basso, indicare nei migranti il problema, anziché in chi precarizza il lavoro, smantella i servizi pubblici e accumula ricchezza. È un dispositivo classico: creare un capro espiatorio per preservare i rapporti di potere esistenti.
Da qui il passo verso la “remigrazione” è breve e coerente. Una parola che prova a mascherare con un lessico tecnocratico ciò che è, nella sostanza, espulsione selettiva, esclusione razziale, pulizia sociale ed etnica come la chiamano questi individui. Non è una proposta amministrativa, è una visione del mondo: l’idea che alcune persone non appartengano mai davvero, che la cittadinanza sia condizionata, che la presenza di alcuni sia sempre revocabile.
Questa visione non nasce dal nulla. È funzionale a un sistema che ha bisogno di gerarchie per sopravvivere. Capitalismo quando sfrutta e scarta, fascismo quando reprime il dissenso, nazismo quando decide chi è degno di vivere e chi può essere sacrificato. Non sono capitoli chiusi della storia: sono forme che si adattano, che cambiano linguaggio ma non sostanza. Oggi parlano di sicurezza, di identità, di priorità nazionali. I nomi cambiano, la logica resta.
È così che il sistema si riproduce: non solo con la forza, ma con l’abitudine. Prima si normalizzano le parole, poi arrivano le politiche, le leggi, le pratiche.
Lo stesso meccanismo è visibile ovunque nel mondo. Negli Stati Uniti l’ICE deporta, incarcera, separa famiglie trasformando la violenza in procedura amministrativa o in morte, inoltre l’ICE è stato vergognosamente invitato a Milano per le olimpiadi invernali 2026.
In Europa i confini si militarizzano, il Mediterraneo diventa una fossa comune mentre si parla di “gestione dei flussi”. In Palestina la distruzione genocida da parte dello Stato coloniale d’Israele ha quasi completamente raggiunto l’obiettivo senza aver avuto difficoltà, mentre il linguaggio dei diritti umani viene ripetuto fino a svuotarsi. E poi c’è il Kurdistan, che non è un caso isolato, ma uno specchio, oltre che l’ennesimo disegno ben pensato del potere globale, tra l’altro appena riunitosi in quel di Davos, per usurpare, colonizzare e conquistare terre ricche di cosiddette risorse.
In Rojava, nel nord della Siria, si vive un’esperienza politica basata sull’autodeterminazione, sulla convivenza tra popoli, sull’emancipazione delle donne, e viene attaccata sistematicamente perché mette in discussione lo Stato autoritario, il nazionalismo e il patriarcato. In Rojhilat, sotto il controllo iraniano, la repressione è quotidiana: arresti arbitrari, esecuzioni, torture, cancellazione della lingua e della cultura. Essere curdi, organizzarsi, immaginare un’altra forma di vita diventa un crimine.
Il Kurdistan viene colpito non perché è debole, ma perché è incompatibile con la logica della supremazia. Perché dimostra che un altro modo di vivere insieme è possibile. Ed è per questo che viene bombardato, silenziato, tradito. Non è dimenticanza. È una scelta sistemica, la stessa che porta a legittimare figure come Vannacci e concetti come l'”immigrazionismo”: reprimere ciò che libera, promuovere ciò che divide.
Il filo che unisce Mendrisio ai popoli oppressi, un palco politico a un bombardamento, una parola detta “per provocare” a una vita spezzata, è più diretto di quanto si voglia ammettere. Prima il linguaggio, poi la normalizzazione, poi la repressione. Prima l’idea che alcuni valgano meno, poi le politiche che lo rendono reale.
L’UDC di Mendrisio, con questo invito, non ha semplicemente organizzato un evento. Ha partecipato a questo processo. Ha contribuito a spostare ancora un po’ più in là il confine di ciò che viene accettato. E quando quel confine si muove sempre nella stessa direzione, non è mai un caso.
Non è libertà di espressione
È una scelta politica disumanizzante
E le scelte, nella storia, non restano mai senza conseguenze.
Non c’é spazio per chi fomenta odio e idee escludenti.
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L’IMMONDO AL CONTRARIO
Ci dicono che minacciamo la libertà di parola quando la loro parola e le loro azioni minacciano la vita delle persone.
Ci dicono che noi persone antifasciste siamo i nuovi fascisti, quando ci indigniamo e agiamo di fronte a individui nostalgici che urlano per una caccia all’immigrato e per una pulizia etnica che descrivono come “remigrazione”.
Ci dicono “vogliamo proteggere le nostre donne” ma i corpi delle donne non sono importanti se a violarle è un amico, un conoscente, un famigliare o un perfetto uomo bianco “civilizzato”
Perché sì
Ci dicono che è l’uomo bianco la vittima, mentre oggi l’ennesima donna è morta.
Il generale Vannacci e il suo libro “Il mondo al contrario” rappresentano il perfetto delirio vittimistico di un carnefice che tenta di ri-narrare e ri-scrivere delle storie, che noi però conosciamo bene, senza la sua vile reinterpretazione. Perché la violenza di genere, razzista, abilista, di classe e le violenze affiliate non necessitano di ulteriori narrazioni da parte di privilegiati:
SONO VIOLENZE STRUTTURALI, FACENTI PARTE DELLA SOCIETÀ E DELLE ISTITUZIONI E NOI NON LASCEREMO CHE UN SIMPATIZZANTE DEL DUCE E I SUOI SEGUACI CI DICANO CHE LE VITTIME SONO LORO MENTRE CONTINUANO A SCHIACCIARE LE VITE ALTRUI.
Mentre l’UDC…
beh, si è dimostrato ancora una volta per quello che è: un ammasso di corpi senza morale che si muovono per e in direzione degli oppressori. I suoi membri si sono dimostrati nuovamente la vergogna di questo territorio, così come i partecipanti di questa serata che sostengono senza alcuna vergogna un uomo che si è espresso in maniera positiva più volte su Benito Mussolini e che si fra portatore di odio nei confronti delle persone queer, delle persone migranti, nei confronti delle persone disabili, nei confronti delle donne e di qualsiasi persona vittima di oppressione, quella vera.
Una cosa la devo riconoscere però al Signor Vannacci:
Il titolo del suo libro “il mondo al contrario” per quanto provocatorio, in realtà è molto azzeccato, perché i fascisti, a testa in giù, stanno proprio bene.
LUNGA VITA ALL’ANTIFASCISMO, ALLA RESISTENZA, AGLI SPAZI SOCIALI E LIBERTÀ A TUTTI I POPOLI E PERSONE OPPRESSE.
