Traduzione appello smash wef da renverse.co
SMASH WEF: Lottiamo contro il capitalismo fino a quando la nostra pace non trionferà!
Il momento è quasi arrivato: i rappresentanti del mondo degli affari e degli Stati (in breve: i leader) si riuniranno a Davos in occasione del Forum economico mondiale (WEF).
Per l’ultima edizione del WEF, la linea guida era: “Creare un futuro condiviso in un mondo frammentato”. L’anno scorso è diventato chiaro che anche nel mondo apparentemente tranquillo del fondatore del WEF, Klaus Schwab, esistono delle “frammentazioni”: Schwab è stato sostituito dopo le denunce di molestie sessuali e scandali relativi alle sue spese. Uno dei nuovi capi del WEF è il presidente del fondo di investimento Blackrock, Larry Fink, uno dei più influenti responsabili finanziari al mondo. Fink prende ora il comando di un WEF in difficoltà per restituire splendore a questo yacht di lusso. Oltre a Fink, André Hoffmann esce dall’ombra nei panni di rappresentante della vecchia nobiltà finanziaria – è l’erede della società farmaceutica svizzera Roche – per rimettere in sesto la nave del WEF.
Il WEF come tranquillo retroterra
Il WEF offre agli attori politici ed economici del capitale uno spazio in cui riflettere sui propri interessi di classe. Tuttavia, la crescente concorrenza tra Stati e rappresentanti delle imprese rende impossibile trovare soluzioni accettabili per tutti i capitalisti. Sono d’accordo solo su una cosa: le crisi devono essere scaricate sulle spalle della classe operaia. Il profitto di chi sta in alto richiede un sacrificio di chi sta in basso. Questo attacco delle classi borghesi contro le classi popolari è organizzato a Davos al WEF e si esprime nelle guerre e nella propagazione del fascismo nella società.
I responsabili sono qui!
La Svizzera non è solo un oasi di pace per il WEF, ma trae anche attivamente profitto dalle guerre imperialiste. La Banca nazionale svizzera investe in aziende israeliane che producono armi e tecnologie che consentono il genocidio dei palestinesi. Il passaggio armonioso dell’ex capo della polizia (Nicoletta della Valle) alla società «Champel Capital», che fornisce consulenza all’esercito israeliano, dimostra quanto lo Stato svizzero sia strettamente legato alla guerra. Il Parlamento svizzero non rimane passivo, anzi mette a disposizione dell’esercito svizzero altri quattro miliardi di franchi. È chiaro: lo Stato e l’economia svizzeri guadagnano con la guerra a livello internazionale.
La solidarietà internazionale è la nostra arma!
Resistendo alle loro guerre, gli interessi degli oppressi in una società oltre il capitalismo diventano particolarmente tangibili. Lo si può vedere in Rojava, il governo autonomo democratico del nord-est della Siria guidato dal movimento di liberazione curdo. Negli ultimi dieci anni, la popolazione e le unità di autodifesa del Rojava sono riuscite ad affermarsi contro una guerra di sterminio, a volte aperta, a volte segreta, condotta dalla Turchia e da varie forze alleate. Questa impresa è stata possibile solo perché fa parte di un processo rivoluzionario e internazionale.
La resistenza irriducibile del popolo palestinese al colonialismo sionista e al genocidio perpetrato ha anche scatenato un movimento di solidarietà globale. Qui in Europa, esiste anche una resistenza alla complicità con Israele. Tra questi, ci sono i portuali di Genova, il movimento femminista in Svizzera e le manifestazioni militanti ‘Blocchiamo tutto’ in Francia: organizziamoci contro la guerra e la crisi. Tuttavia, non cadremo nel tranello dei pacifisti borghesi che esigono la fine della guerra e una ‘pace’ capitalista. La pace capitalista è una manifestazione dello status quo e consolida le relazioni di potere dominanti. La nostra lotta contro la guerra e la crisi è la lotta per la rivoluzione.
Prendiamo la strada per una società solidale, lontana dallo sfruttamento, dalle guerre, dalla distruzione climatica e dall’oppressione! Resistiamo contro il WEF, uniti e forti per le strade!