UBS coinvolta nella vicenda ICE
- Tradotto da Le courrier /mercoledì 20 maggio 2026 / di Sophie Dupont, Achille Karangwa
I finanziamenti svizzeri legati all’ICE, l’agenzia statunitense dell’immigrazione, sono aumentati vertiginosamente. UBS si distingue per i suoi massicci investimenti in una controversa società di detenzione privata.
UBS non cambia idea. All’inizio di quest’anno, la principale banca svizzera ha aumentato i propri investimenti nelle aziende che collaborano con l’ICE. La banca punta in particolare su GeoGroup, gigante della detenzione privata, uno degli anelli essenziali del sistema dell’amministrazione Trump, che mira a espellere fino a 20 milioni di persone migranti. A fine marzo, UBS è diventata la terza azionista della società statunitense, detenendone il 7% delle quote.
UBS, così come la Banca nazionale svizzera (BNS), era stata citata in giudizio direttamente dalla città di Minneapolis. Con contratti del valore di almeno 800 milioni di dollari con il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti, GeoGroup è uno dei suoi principali partner per la detenzione in vista dell’espulsione. «L’azienda aiuta anche la polizia anti-immigrazione a localizzare le persone migranti attraverso cacciatori di taglie privati e tecnologie di sorveglianza», afferma Guillaume Durin, di Breakfree, autore di un rapporto sugli investimenti svizzeri nel sistema ICE. Vengono inoltre messi in evidenza i legami tra GeoGroup e l’amministrazione Trump. «L’azienda ha finanziato con un milione di dollari la campagna elettorale del presidente. E il futuro direttore dell’ICE ha lavorato per dieci anni per GeoGroup», continua l’esperto.
Violazioni delle norme di detenzione
Negli Stati Uniti, i centri di detenzione privati sono oggetto di aspre critiche. Alcuni documenti interni resi noti dal «Washington Post» riportano un ricorso generalizzato alla forza. Sono state utilizzate misure di contenzione fisica e chimica contro i detenuti che «chiedevano acqua, cibo e cure mediche adeguate», osserva il quotidiano americano. I documenti interni citano 780 casi problematici verificatisi durante il primo anno di mandato dell’amministrazione Trump.
Anche alcuni Stati americani hanno seguito da vicino le attività dei centri di detenzione. A seguito di un’ispezione dei sette istituti situati sul proprio territorio, venerdì il Dipartimento di Giustizia della California ha pubblicato un rapporto che mette in discussione quattro strutture gestite da GeoGroup. Il rapporto segnala molteplici violazioni delle norme di detenzione e riporta quattro decessi associati a cure mediche insufficienti.
«Una scelta politica»
Alla luce di queste constatazioni, il collettivo Breakfree rimane perplesso di fronte alla significativa partecipazione di UBS. «Essere il terzo azionista di GeoGroup non ha nulla a che vedere con un investimento “passivo”. La banca svizzera ha fatto una scelta altamente politica. Ciò rientra in una strategia che va di pari passo con l’aumento della sua presenza negli Stati Uniti, così come il fatto che corteggi le fortune degli alleati di Donald Trump e discuta con la sua amministrazione di un trasferimento della propria sede negli Stati Uniti», osserva Guillaume Durin. Secondo lui, UBS corre rischi reputazionali ma anche quelli di un brusco capovolgimento della tendenza politica.
Durante l’assemblea generale della banca il mese scorso, il suo presidente, Colm Kelleher, interpellato dalla sindacalista statunitense Janette Corcelius, ha dichiarato che UBS «si impegna a rispettare e promuovere i diritti umani in tutte le [sue] attività». Breakfree ritiene invece che la banca violi i propri impegni “etici” e che abbia una responsabilità nelle violazioni dei diritti umani commesse dalle aziende legate all’ICE. Oltre a GeoGroup, UBS investe anche in altre società che forniscono servizi alla polizia anti-immigrazione, per un totale di 5,83 miliardi di dollari.
Interpellata da noi, UBS si rifiuta di esprimersi in merito agli investimenti legati a GeoGroup in particolare. La banca afferma, come già in precedenza, di «detenere partecipazioni soggette a obbligo di segnalazione in numerose società per conto dei propri clienti», precisando tuttavia che «non si tratta di investimenti di UBS in quanto società». Le nostre domande relative alla sua politica in materia di diritti umani sono rimaste inevase.