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LOK-USTE PESTIVAL PER-LE CULTURE AUTOGESTITE

Riceviamo e diffondiamo

COMUNICATO

LOK-USTE PESTIVAL PER-LE CULTURE AUTOGESTITE

Cercare qualcosa che non c‘è può essere asfissiante… ma non smetteremo mai di farlo finché questi muri non verranno abbattuti e lì cresceranno solo fiori.

Per quanto amiamo questo territorio, è ormai evidente che il Ticino sta diventando un luogo sempre meno vivibile per tutte e tutti ma soprattutto per le nuove generazioni. Da anni, moltə giovani scelgono di partire per non rassegnarsi a un clima di apatia, alimentato da un contesto sempre più regolamentato. Altrove si trova spesso un ambiente più dinamico, nuove opportunità (anche e soprattutto fuori dagli standard egemonici imposti) e un riconoscimento del proprio valore, anche al di fuori dalle logiche produttive, che qui, troppo spesso, sembra mancare.

È un discorso che si potrebbe estendere a livello cantonale ma in questo testo parliamo di Locarno.

Una “piccola città bastarda”, come cantava Francesco Guccini (ciao…) forse anche stupenda, nelle sue mille contraddizioni di provincia che si vorrebbe centro incompiuto, sulle rive del lago Maggiore e ai piedi delle sue valli incantevoli.

Ci viene spontaneo riconoscere la magia e la particolarità di un territorio che tuttə noi, a tratti variabili e incostanti, amiamo e del cui enorme potenziale (e non ci riferiamo a quello economico, estrattivista e turistico) siamo consapevoli. Ci sembra anche importante, oggi più che mai, specificare che siamo coscienti di vivere in un luogo lontano da guerre, genocidi, sfruttamento, devastazioni e crisi varie. Un territorio che, come da sua storia, vorremmo ancora aperto, accogliente, solidale, inclusivo e rispettoso non solo con i turisti ma con tutte le persone e le situazioni tutte che lo attraversano.

Stare in una posizione di privilegio non ci deve impedire però di essere stufə di subire passivamente il nulla che avanza. Riteniamo quindi opportuno riflettere su alcune dinamiche che toccano la vita di tuttə noi. A Lok ad esempio, la città rimane deserta e morta per la maggior parte del tempo durante l’anno. Le poche occasioni di incontro e festa arrivano dall’alto, come Winterland e il carnevale; non sono altro che momenti ultra commerciali e iper-costosi, che vanno a fomentare logiche di consumo ed esclusione.

Per capire a che punto siamo, basta pensare che uno dei pochi luoghi di ritrovo frequentati dalle giovani generazioni sia il grande “mostro” di fronte alla stazione: McDonald’s. Uno dei simboli di una società in cui gli spazi di aggregazione spontanea e popolare vengono rimossi e rimpiazzati da luoghi di consumo, dove anche il bisogno di incontrarsi viene canalizzato da logiche commerciali. Il fatto che una multinazionale del fast food diventi uno dei principali punti di riferimento per la socialità giovanile illustra la carenza di spazi, di creatività, comunità e scambio; ma anche dell’assenza di cultura.

In estate la città viene pensata unicamente per un turismo di massa ultra borghese. Vedi per esempio il festival moon and stars, un evento della durata di due settimane con un giro di soldi da milioni di franchi a serata, responsabile di privatizzare una delle piazze più grandi d’Europa per farci concerti a prezzi improponibili; i più economici partono da 100 fr fino ad arrivare ai 500 fr delle zone vip. Una persona ordinaria, se va bene, può forse permettersi una serata sulla dozzina che vengono proposte.

In queste due settimane la città viene completamente venduta alle logiche di un turismo che ci viene raccontato come fondamentale a livello economico, ma che invece non è altro che nocivo e dannoso per la quotidianità di tantə cittadini locali. I prezzi salgono alle stelle; a partire dalle stanze nel centro città fino ad arrivare a una semplice bibita. Giusto per intenderci, una bevandaanalcolica in centro a Locarno a luglio vale 6 fottuti franchi, mentre una stanza per due per una notte si aggira sui 450 fr.

Sia chiaro, nessunə di noi s’immagina una città chiusa ed escludente, ma non esiste che per l’arricchimento di pochə paghino tuttə.

E la frase “il turismo fa girare l’economia, porta soldi e lavoro” ci teniamo a specificare che è vera a metà, perché non vale per tuttə. Ad arricchirsi infatti sono gli imprenditori, i direttori, i responsabili, ecc. insomma chi esercita un ruolo di potere.

Chi nella catena alimentare sta in basso si spacca di lavoro e alla fine tira fuori il minimo per vivere.

Arriviamo a quello che ci concerne maggiormente. L’entusiasmo per il festival del film, un momento che viene ancora percepito da moltə come positivo, sta scemando rapidamente ormai da qualche anno. Basta pensare alle ultime edizioni.

Va riconosciuto il merito di offrire un’aggregazione rara a queste latitudini e di diffondere un certo tipo di cultura; tuttavia, da anni sta diventando sempre meno accessibile economicamente e meno vivibile nella sua natura originale. Non entriamo troppo nel merito dei criticabili

finanziamenti del festival…(sarebbero troppe le cose da dire…). È importante però ricordare che – come tante altre situazioni presenti sul territorio ticinese e svizzero – questa “inaccessibilità economica”, che si traduce in grossi guadagni per i soliti pochi, vanno a sostenere il genocidio in

Palestina (vedi UBS) e altre situazioni di sfruttamento e devastazione della terra in tutto il mondo.

Motivo per cui rifiutare questa logica ed autorganizzarsi dal basso per creare situazioni come quella di questo campeggio sono fondamentali, oltre che doverose.

Tornando a riflettere sulla città di Lok: gli eventi chiudono sempre più presto, e anche solo limitarsi ad ascoltare musica da una cassa Bluetooth dopo l’orario di chiusura è considerato un problema, un disturbo. I momenti di libertà e spontaneità che caratterizzavano questo evento, come le feste al Grand Hotel – presto nuova cartolina della città, in quanto diventerà l’ennesimo hotel di lusso accessibile solamente all’élite – sono solo un racconto di chi grazie a qualche anno in più le ha vissute.

La deriva securitaria ha ormai colpito anche queste strade. La città viene sottoposta a sorveglianze straordinarie eseguite da agenzie di sicurezza private e da poliziotti pronti a intervenire per frenare chiunque si muova al di fuori delle logiche prestabilite. In settimana, essere ancora in giro alle 3.00 del mattino significa sottoporsi a sguardi sospettosi della polizia, nonostante il primo treno per lasciare la città sia alle 4:35.

In questo clima e per questi motivi sentiamo l’esigenza e la voglia di proporre due notti e tre giorni di campeggio autogestito. Un momento che non vuole essere in contrapposizione totale con il festival del film ma piuttosto un’ alternativa accessibile a tuttə, capace di portare l’attenzione su aspetti per noi estremamente importanti.

Il “Lok-uste pestival per- le culture autogestite” porta come prima rivendicazione quella di stare in collettività autogestendosi e prendendosi cura l’unə dell’altrə senza bisogno di soldi o permessi da parte delle istituzioni. Tentando così di fare la nostra parte per rompere la cultura ultra capitalista, individualista e patriarcale alla quale fin da piccolə siamo sottopostə.

Questo vuole essere inoltre un campeggio solidale, complice con tutte le persone e popoli che nel mondo stanno in basso e che ogni giorno lottano per la propria libertà e per un mondo migliore, senza ingiustizie. Un pestival apertamente antifascista, anticapitalista, antisionista, antispecista e transfemminista. Un pestival che rifiuta qualsiasi frontiera, fisica e mentale.

I fondi raccolti saranno destinati una parte alla cassa del Collettivo Anti-Repressione Ticino e

l’altra al rafforzamento d’iniziative culturali, politiche e sportive che si svolgono a Bogotá, nonché a processi volti a coordinare esperienze autorganizzate in diversi territori in cui la comunità decide di costruire la propria autonomia di fronte alle logiche del mercato e al controllo istituzionale.

L’autogestione è la nostra risposta a un sistema che mercifica la vita, spoglia i territori e pretende di ridurre i nostri legami alla competizione, al consumo e all’atomizzazione indiscriminata delle individualità. La solidarietà e il mutualismo non conoscono confini. La lotta è contro ogni forma di oppressione, per una liberazione totale.

La rotta verso cui sta andando il pianeta è sotto gli occhi di tuttə, chi la ignora è poco attentə o ritiene conveniente mantenere in vita questo stato di cose. Il mondo sta bruciando e la guerra si alimenta su diversi livelli, colpendo soprattutto a seconda della provenienza ma arrivando ormai a toccare chiunque in varie forme.

La guerra non è rappresentata unicamente dalle atrocità visive — che stiamo purtroppo

normalizzando — come la distruzione di scuole, case e ospedali. Nel Mediterraneo e in buona parte delle frontiere europee è da anni ormai che i governi – principalmente di destra ma non solo – mettono in pratica vere e proprie azioni militari. Costruendo muri, militarizzando territori e mari, massacrando persone considerate indegne di vivere, o di stare in certe parti di mondo.

Guerra è anche lo sfruttamento sul lavoro, la devastazione e il saccheggio dei territori in favore delle grandi opere, o la repressione che colpisce un po’ ovunque chiunque provi ad alzare la testa.

La guerra non è solo al fronte, la fa anche chi fomenta l’odio con politiche xenofobe, chi cerca di costruire una società escludente facendo leva sulla paura, chi si arricchisce finanziandola o vendendo armi, a spese di milioni di persone.

Questo andazzo si può riassumere in poche parole: la guerra del capitalismo alla vita. Una guerra che però non colpirà mai tuttə allo stesso modo, perché il conto da pagare varia enormemente in base al luogo in cui ci si trova e alla condizione economica in cui si è natə.

Ci troviamo per parlare anche di questo, di come affrontare il nostro futuro, ben coscienti dell’enorme mancanza culturale e di una visione internazionalista che c’è in questo cantone.

Non smetteremo mai di auto organizzarci e lottare contro l’indifferenza presente in questo territorio.

Alla ricerca di qualcosa che sembra non esserci, ma che non smettiamo di sognare e immaginare fino a renderla reale.

…Qualcunə cantava anche “ma chi ha detto che non c’é?”…

Per una vita degna di essere vissuta, per tutte e tutti.

Lok-uste pestival per-le culture autogestite

Venerdi 7 agosto 2026